lunedì 3 giugno 2013

sabato 1 giugno 2013

Cento di questi sogni


Per ringraziare il maestro Munari, ripubblico delle righe scritte nel 2008 in occasione dei 100 anni dalla nascita di questo straordinario artista verso cui mi sento profondamente in debito.


<<Tra le meraviglie offerte da You Tube c'è anche quella di poter vedere e sentire parlare Bruno Munari. Per chi ha perso l'occasione di incontrarlo, questa, seppur ovviamente per nulla sostitutiva, è comunque una esperienza bellissima. 

"Chi non comprende l'arte contemporanea", dice Gillo Dorfles a proposito del suo ultimo libro Horror Pleni, "non deve sentirsi in colpa. Perché è assolutamente incomprensibile". 
Nei confronti di una certa arte che sembra farsi sempre più autoreferenziale ed ostica, sempre più sganciata dalla vita, se non per una stretta cerchia di addetti ai lavori, le parole, le opere e la persona tutta di Bruno Munari suonano amiche come una brezza che sgombera un cielo nuvoloso. Di tutta l'Arte alta, irraggiungibile, misteriosa al punto da diventare muta, Munari sembra volercene spiegare i meccanismi dall'interno, svelarcene i segreti e i trucchi per fare crollare il castello di carte che la rende aulica, distante, e per restituircene invece il potenziale creativo, formativo per tutti. 
Questo vecchietto canuto, con i suoi occhiali rotondi e dorati, parla con una chiarezza disarmante di cose che di solito sono immerse invece nell'alea dell'indeterminatezza e dell'ambiguità. 

Con logica vivace ci guida nel distinguere l'invenzione dalla fantasia, l'immaginazione dalla creatività, e con argomentare sillogistico ci fa prendere familiarità con l'arte e il suo sistema. Ci accompagna al suo interno facendoci tornare bambini e facendoci dono di un ritrovato spirito ludico e di un nuovo approccio al reale, meno prevenuto e più audace. 

"Chi sa qualcosa", ci dice, "ha il dovere sociale di comunicarlo con chiarezza agli altri. L'artista romantico che moriva con i suoi segreti nel cuore, è un personaggio di altri tempi; lo stesso si dica per l'artista che fa confusione per nascondere la propria ignoranza".
Al contrario di altri grandi artisti suoi contemporanei, Munari ha sempre avuto un approccio trasversale all'arte e alle cose in generale, che dalla pittura lo ha portato poi alla scultura, al design, alla grafica, alla didattica. Libri illegibili, macchine inutili, xeroritratti, sculture da viaggio, forchette parlanti, musei immaginari, quadri tattili... sono solo alcune tappe della sua inesauribile e poliedrica ricerca concretizzatasi anche nell'esperienza di numerosi e diversi laboratori creativi, sia per bambini che per adulti, che hanno rivoluzionato davvero il modo di accostarsi all'arte. 

La pioneristica vocazione didattica di Munari però ha fatto anche sì che il suo lavoro non venisse preso sul serio da quanti (molti) si riconoscevano (e si riconoscono) invece in quell'arte aulica che chiede ai suoi fruitori unicamente la contemplazione dal basso, mantenendo così un prestigio alimentato più dalla distanza che dai contenuti. "Quasi tutti i miei amici", dice lo stesso Munari, "ebbero in casa loro una mia "macchina inutile" che tenevano però in camera dei bambini, proprio perché era una cosa ridicola e da poco, mentre in soggiorno tenevano sculture di Marino Marini e pitture di Carrà e Sironi. Certo che in confronto a una pittura di Sironi, dove si vede l'unghiata del leone, io, col mio cartoncino e i fili di seta non potevo essere preso sul serio".

Il 2008, anno in cui si celebra il centenario dalla nascita di Munari, ha già visto l'allestimento di una importante antologica dei suoi lavori a Milano, alla Rotonda della Besana, e di una mostra a Treviso alla Galleria L'Elefante; mentre Einaudi stampa per l'occasione una versione ampliata del suo Codice Ovvio. Tante quindi le occasioni per rivedere la figura di questo grandissimo artista che ha "giocato molto seriamente" con l'Arte e con i suoi mezzi, restituendocene la magia dell'azione, oltre che dello sguardo. >>

Gabriella Trovato