lunedì 2 dicembre 2013

I corsi sono iniziati!



In questi giorni l'atelier si è riempito di tanta voglia di fare, del piacere di condividere, di stare insieme... e l'atmosfera è bellissima!
Imparare antiche tecniche artigianali di autoproduzione è diventato anche un modo per creare un tempo privilegiato fatto di lentezza, di serenità e di gratificazione.
Ecco qualche foto!







venerdì 8 novembre 2013

Nuovi corsi!


Tra pochi giorni l'atelier si colorerà di tante nuove attività, vi presentiamo i corsi che stanno per avere inizio nella nostra sede:

Dopo il successo della prima edizione torna il
CORSO DI STORIA DEL CINEMA



Il docente, Sergio Barone, vi guiderà attraverso dodici percorsi tematici che attraverseranno la storia del cinema dalla sua nascita ai giorni nostri, con interessanti approfondimenti monografici e proiezioni in aula. 
Il corso si indirizza a ragazzi e adulti di ogni età che vogliono acquisire le basi tecniche e teoriche per apprezzare in modo più consapevole le caratteristiche della settima arte.


CORSO DI FOTOGRAFIA


Rivolto a tutti coloro che desiderano acquisire familiarità con la macchina fotografica e conoscerne le potenzialità tecniche ed espressive, questo corso si articola in 8 lezioni condotte dalla bravissima fotografa Chiara Scattina. Ogni incontro si comporrà di una parte tecnica, di una teorica e di una pratica, grazie a dei mini set allestiti in aula. 
Alla fine del percorso è prevista una mostra conclusiva in cui gli allievi potranno esibire i propri lavori.

CORSO DI CUCITO RICICLO




Avete il desiderio di imparare a usare la macchina per cucire ma vi sembra un'impresa difficile? La bravissima Carmen Comis vi travolgerà con la sua vulcanica creatività e vi svelerà non solo i segreti del cucito ma vi guiderà in un divertente percorso di recupero dei vostri vecchi capi al fine di trasformarli in modo sorprendente e dar loro nuova vita. 


CORSO DI UNCINETTO


                          

Chi l'ha detto che l'uncinetto è per le nonne? La bravissima designer Claire Quillier vi insegnerà le basi di questa antica tecnica rivisitata con uno stile divertente e contemporaneo. 


Vi aspettiamo! Le iscrizioni a tutti i corsi si chiuderanno giorno 24 novembre! 

lunedì 3 giugno 2013

sabato 1 giugno 2013

Cento di questi sogni


Per ringraziare il maestro Munari, ripubblico delle righe scritte nel 2008 in occasione dei 100 anni dalla nascita di questo straordinario artista verso cui mi sento profondamente in debito.


<<Tra le meraviglie offerte da You Tube c'è anche quella di poter vedere e sentire parlare Bruno Munari. Per chi ha perso l'occasione di incontrarlo, questa, seppur ovviamente per nulla sostitutiva, è comunque una esperienza bellissima. 

"Chi non comprende l'arte contemporanea", dice Gillo Dorfles a proposito del suo ultimo libro Horror Pleni, "non deve sentirsi in colpa. Perché è assolutamente incomprensibile". 
Nei confronti di una certa arte che sembra farsi sempre più autoreferenziale ed ostica, sempre più sganciata dalla vita, se non per una stretta cerchia di addetti ai lavori, le parole, le opere e la persona tutta di Bruno Munari suonano amiche come una brezza che sgombera un cielo nuvoloso. Di tutta l'Arte alta, irraggiungibile, misteriosa al punto da diventare muta, Munari sembra volercene spiegare i meccanismi dall'interno, svelarcene i segreti e i trucchi per fare crollare il castello di carte che la rende aulica, distante, e per restituircene invece il potenziale creativo, formativo per tutti. 
Questo vecchietto canuto, con i suoi occhiali rotondi e dorati, parla con una chiarezza disarmante di cose che di solito sono immerse invece nell'alea dell'indeterminatezza e dell'ambiguità. 

Con logica vivace ci guida nel distinguere l'invenzione dalla fantasia, l'immaginazione dalla creatività, e con argomentare sillogistico ci fa prendere familiarità con l'arte e il suo sistema. Ci accompagna al suo interno facendoci tornare bambini e facendoci dono di un ritrovato spirito ludico e di un nuovo approccio al reale, meno prevenuto e più audace. 

"Chi sa qualcosa", ci dice, "ha il dovere sociale di comunicarlo con chiarezza agli altri. L'artista romantico che moriva con i suoi segreti nel cuore, è un personaggio di altri tempi; lo stesso si dica per l'artista che fa confusione per nascondere la propria ignoranza".
Al contrario di altri grandi artisti suoi contemporanei, Munari ha sempre avuto un approccio trasversale all'arte e alle cose in generale, che dalla pittura lo ha portato poi alla scultura, al design, alla grafica, alla didattica. Libri illegibili, macchine inutili, xeroritratti, sculture da viaggio, forchette parlanti, musei immaginari, quadri tattili... sono solo alcune tappe della sua inesauribile e poliedrica ricerca concretizzatasi anche nell'esperienza di numerosi e diversi laboratori creativi, sia per bambini che per adulti, che hanno rivoluzionato davvero il modo di accostarsi all'arte. 

La pioneristica vocazione didattica di Munari però ha fatto anche sì che il suo lavoro non venisse preso sul serio da quanti (molti) si riconoscevano (e si riconoscono) invece in quell'arte aulica che chiede ai suoi fruitori unicamente la contemplazione dal basso, mantenendo così un prestigio alimentato più dalla distanza che dai contenuti. "Quasi tutti i miei amici", dice lo stesso Munari, "ebbero in casa loro una mia "macchina inutile" che tenevano però in camera dei bambini, proprio perché era una cosa ridicola e da poco, mentre in soggiorno tenevano sculture di Marino Marini e pitture di Carrà e Sironi. Certo che in confronto a una pittura di Sironi, dove si vede l'unghiata del leone, io, col mio cartoncino e i fili di seta non potevo essere preso sul serio".

Il 2008, anno in cui si celebra il centenario dalla nascita di Munari, ha già visto l'allestimento di una importante antologica dei suoi lavori a Milano, alla Rotonda della Besana, e di una mostra a Treviso alla Galleria L'Elefante; mentre Einaudi stampa per l'occasione una versione ampliata del suo Codice Ovvio. Tante quindi le occasioni per rivedere la figura di questo grandissimo artista che ha "giocato molto seriamente" con l'Arte e con i suoi mezzi, restituendocene la magia dell'azione, oltre che dello sguardo. >>

Gabriella Trovato 

venerdì 31 maggio 2013

Insularità



Inevitabile destino quello di essere isola, condannata ad essere sempre diversa dagli altri, a sentirsi per forza unica per via della propria (presunta) inviolabilità datale dal mare che protegge ogni suo angolo. La Sicilia con questo suo essere isola e solitaria in fondo ci ha sempre un po’ giocato; se l’essere isola dovrebbe essere presupposto di luogo inviolabile o, perlomeno, di difficile approdo, è difficile trovare un posto più visitato e trafficato della nostra terra.  Nonostante questo il siciliano, di nascita o di cultura, impara presto a ostentare il suo essere unico in mezzo agli altri. Più ci mischiamo e più rivendichiamo il nostro essere diversi. Questa situazione paradossale ci porta inevitabilmente a una sorta di schizofrenia in mezzo alla quale troviamo un solo modo per sopravvivere, mettendoci in posa. Recitiamo e, indossando continuamente maschere, ci illudiamo di mettere continuamente in scena la nostra originalità agli occhi degli altri. In un contesto simile la Sicilia rappresenta un paradiso terrestre per un fotografo; qui tutto è in posa, non solo le persone ma anche i paesaggi e finanche i panni stesi (come in uno degli scatti più fulminanti di questa mostra).
Attraverso le foto di Santo Consoli e Chiara Scattina entriamo dentro a questo meraviglioso paradosso dell’essenza siciliana e ritroviamo l’anima delle cose dietro le maschere  indossate da luoghi e persone (e sarebbe troppo facile scomodare Pirandello). Nel devoto che urla la sua fede o nel pescatore che sistema la sua rete non c’è soltanto la capacità del fotografo di cogliere l’attimo ma soprattutto la grande intesa che si stabilisce tra un occhio attento ai particolari e un soggetto che non aspettava altro che quell’istante per mettersi in mostra. In questa mostra sono tante le immagini emblematiche di questa condizione teatrale dell’anima siciliana. Dai busti degli uomini illustri che accompagnano eleganti e curiosi la passeggiata di due giovani ai pupi che stanno in scena abilmente mossi da quelle mani creatrici che diventano ancora più teatrali delle spade di Orlando.
Céline affermava che l’uomo è sempre, nonostante tutto, continuamente in scena, questo per la Sicilia vale ancora di più. Riuscire a vedere dietro la maschera ci può però restituire l’anima di un luogo e dei suoi abitanti. Queste foto assolvono a questa funzione e lo fanno in maniera mirabile. Dalla nostra condizione alla fine non si scappa perché chiudendo, giustamente, con le parole di Gesualdo Bufalino,  per quanto ci affanniamo a fuggire alla fine troviamo sempre il mare che ci blocca.

(Sergio Barone)